L’Imbarazzo per i Murales

Prima il Prefetto Marco Valentini, poi il Procuratore Generale Luigi Riello, poi Don Tonino Palmese con le associazioni anticamorra, tutti, indistintamente, hanno sottolineato la natura negativa dei murales di Luigi Caiafa e Ugo Russo nel cuore del centro storico di Napoli. Sul caso, è intervenuta addirittura la Ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese che ha confermato la linea del Prefetto Valentini. Tutti hanno percepito il messaggio negativo di questi murales. Come dire, immaginiamo per un momento cosa mai potrebbero dire una mamma, un papà, una nonna o un nonno con bambino al seguito, al passaggio davanti a tali raffigurazioni, per spiegare che questi, poco più che ragazzini, sono purtroppo “volati in cielo” perché un poliziotto gli ha sparato, mentre stavano tentando una rapina; per non dire di possibili tour “pittoreschi” di turisti. Il richiamo del Prefetto non è stato molto gradito dal Sindaco di Napoli, il quale ha riferito che il caso era già all’attenzione di un “tavolo” (l’ennesimo) e, che la cosa deve essere messa su un binario che eviti il “conflitto” con la comunità. Subito dopo De Magistris ha “sguinzagliato” ben tre “generali di corpo d’armata”: gli assessori Piscopo, Clemente e Felaco, i quali hanno confermato che i due murales sono entrambi abusivi e che saranno rimossi, anzi meglio, che “l’opera evolva in un nuovo murale che non si presti a interpretazioni sbagliate. Lo faremo insieme alle associazioni, comitati interessati, comunità educante”. I tre generali, in “servizio permanente effettivo”, hanno usato il termine ad effetto di “comunità educante”, manifestando la convinzione che un nuovo murale, munito di tutte le autorizzazioni del caso, possa esprimere i valori della legalità e della giustizia, diventando patrimonio condiviso delle istituzioni e della comunità. Tutto bene, tutto in perfetto “politichese”; intanto, il tempo passa e già non se ne parla più, segno che, passata la bufera, è probabile che la cosa cada nel dimenticatoio per i prossimi 5 mesi e, poi, la questione sarà di competenza della prossima giunta. Intanto, Napoli si trascina questo pesante fardello ed i Murales dei poveri ragazzi non è che la punta dell’iceberg di una comunità che si gestisce da sola, di un contesto presente in tutti i quartieri di Napoli che impone le sue leggi che non sono quelle dello Stato, ma di ben altra natura. Una comunità che conosce bene la cultura dell’esempio e del “rispetto”, che si basa su rapporti di forza e violenza, che incontra solo nomi sussurrati ed occhi abbassati. Il messaggio è chiaro e non bisogna nascondersi dietro un dito, per dire che queste raffigurazioni non sono affatto un monito verso i ragazzini, ma sono la esaltazione di una mentalità “guerriera” che esalta i caduti in battaglia, descritta bene da Roberto Saviano nel libro “La paranza dei Bambini” e da Agostino Ferrante in Selfie. A questo punto, le parole pronunciate dalle Istituzioni devono, giocoforza, avere un peso. La “comunità educante” non è quella che elabora, in un momento contingente e per rispondere alle sollecitazioni, un nuovo murale, ma è quella che, supportata dalle istituzioni, impone (quando necessario) il rispetto delle regole civili, elabora progetti e sottrae alla delinquenza queste “vite segnate” dalla nascita, coinvolgendole in progetti culturali e sportivi. Il Sindaco e gli assessori in scadenza, dovrebbero spiegarci come sono intervenuti in questi contesti, agevolando programmi di recupero e reinserimento sociale, “sguinzagliando” truppe di assistenti sociali e psicologi, con programmi sportivi e culturali. Per mia esperienza, posso dire che questi settori sono l’ennesimo fallimento di quest’amministrazione che non ha saputo giungere, laddove era necessario. Le politiche sociali messe in campo da De Magistris, infatti, sono state di solo assistenzialismo e non di sviluppo mentre, invece, quella dell’assessorato allo sport è stata considerata minore e riferita solo allo Stadio Maradona per il Calcio, mentre, invece, lo sport è una vera e propria politica sociale che opera sul fronte del recupero e della prevenzione. Ebbene, dopo dieci anni il Sindaco e i suoi tre Assessori, oggi parlano di “comunità educante” per buttare fumo negli occhi e per celare il fallimento della rivoluzione con la bandana”.

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