Il Murale della Discordia

Si cancelli anche il murale di Ugo Russo. Ospitiamo le riflessioni del Presidente del Comitato Vivibilità Cittadina di Napoli.

Mi colpiscono le oltre mille firme a sostegno del murale di Ugo Russo in Piazza Parrocchiella, tra queste spiccano quelle di Sandro Fucito, Presidente del Consiglio Comunale, di Nicola Quatrano, Magistrato del settore penale in pensione, Domenico Ciruzzi, Avvocato e Presidente del Premio Napoli nonché artisti tra cui Ascanio Celestini ed intellettuali come Maurizio Braucci e Maurizio De Giovanni. Mille firme sicuramente spontanee, ma la domanda che non mi abbandona e mi tormenta da giorni è quanti abitanti di Piazza Parrocchiella potrebbero liberamente esprimere il loro dissenso al murale di Ugo Russo? Quanti operai, artigiani, professionisti, persone perbene di qualsivoglia estrazione sociale, ivi residenti, potrebbero dire apertamente che il murale non lo vogliono, dopo che, nell’immediatezza del tragico evento, si è scatenata la furia della devastazione al pronto soccorso dell’Ospedale Pellegrini di Napoli e sono stati sparati, a scopo di ritorsione, due colpi di pistola davanti alla Caserma dei Carabinieri Pastrengo. Sappiamo tutti che la camorra si nutre del clima mefitico dell’intimidazione, una oppressione che avvolge i cittadini, che li stringe nel petto e nell’animo, che li fa parlare a bassa voce, quando devono pronunciare il nome del camorrista del quartiere o che fa chinare il capo per non incrociare il loro sguardo, vivendo nell’ansia di non essere coinvolti in una sparatoria. Mi chiedo se i citati firmatari hanno, anche solo per un momento, riflettuto sullo stato d’animo degli abitanti del quartiere. Ebbene, proprio l’esperienza di Presidente del Comitato Vivibilità Cittadina mi induce a fare queste riflessioni, poiché, non è raro che riceva segnalazioni “riservate” da parte di abitanti del Centro Storico di Napoli, dei Quartieri Spagnoli o di Via Tribunali che mi chiedono espressamente di non essere esposti in prima persone perché hanno paura. Queste firme “pesanti” di intellettuali ed uomini delle istituzioni a sostegno del murale di Ugo Russo non fanno i conti proprio con la parte più debole del contesto urbano che finisce per essere ulteriormente mortificata ed oppressa con la presenza così “incombente” dell’effige del povero ragazzo, affatto attenuata dalla scritta “verità e giustizia” che la sottotitola. Non mi meraviglierei se tutti gli abitanti di Piazza Parrocchiella avessero firmato affinché il murale di Ugo Russo resti, così come non mi meraviglia il consenso del condominio; ma questo, in tutta franchezza, possiamo dire che ci basta? Forse chi sostiene la battaglia per il murale pensa di lavarsi “sbrigativamente” la coscienza, per la mancanza di politiche sociali idonee a sottrarre terreno alla camorra ed alla mentalità camorristica, che arruola ragazzini non ancora in grado di discernere il bene dal male. Un “lavaggio” di coscienza che assolve dall’obbligo politico, civile e morale di impegnarci, ognuno nel proprio ruolo, affinché ciò non accada. Troppo facile ed immediato! Ugo Russo è anch’egli una vittima del sistema, ma la sua “celebrazione”, perché l’espressione ritratta si presta a tale interpretazione, potrebbe finire per nutrire proprio quel sistema che ne ha provocato la morte. Anziché del murale, si realizzi una edizione del Premio Napoli arruolando giovani scrittori dei quartieri difficili di Napoli coinvolti in un corso di scrittura creativa; si avviino programmi, a lui intitolati, di inserimento sociale e lavorativo dei detenuti del carcere minorile di Nisida; si incrementino i programmi sportivi, nelle caserme delle Forze dell’Ordine, nelle scuole cittadine e negli impianti sportivi pubblici, affinché i ragazzini non pensino che la violenza sia l’unico modo per affermare la propria personalità; si incentivino i programmi culturali, aprendo scuole, teatri e cinema ai giovani eliminando gli orpelli burocratici che sono di impedimento; si spendano i fondi pubblici facendo in modo che giungano a destinazione e non che siano di utilità solo per gli organizzatori che si spartiscono la torta senza alcuna ricaduta sociale. La presenza dello Stato e delle Istituzioni è innanzitutto a vantaggio dei più deboli; senza lo Stato e le Istituzioni vige la legge del più forte, a Napoli, la legge della Camorra!
Avv. Gennaro Esposito
Presidente del Comitato Vivibilità Cittadina

 

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